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Servizi di mediazione - ComodatoSi definisce “comodato” il contratto mediante il quale un soggetto (detto comodante) consegna ad un altro soggetto (comodatario) una cosa mobile, o un immobile, affinché quest’ultimo se ne serva per un tempo o per un uso determinato con l’obbligo di restituire al comodante la medesima cosa ricevuta. Il comodato è regolato dal Codice Civile, agli artt.1803 e ss.

Gratuità del comodato

All’art. 1803 c.c. si legge che “Il comodato è essenzialmente gratuito”, poiché, se fosse pattuito un corrispettivo, saremmo di fronte ad un’altra tipologia contrattuale, ovvero alla locazione.
Esiste tuttavia il c.d. comodato oneroso, che si palesa nel momento in cui chi riceve in comodato un bene si obbliga - come corrispettivo - ad adempiere ad una controprestazione che, però, non è equiparabile ad un vero e proprio corrispettivo del godimento.

Si segnala come la Corte di Cassazione ha qualificato come oneroso un comodato che prevedeva, da parte del comodatario, il pagamento di una somma periodica idonea al solo rimborso delle spese (cfr. Cass. 2001, n. 3021).
È però possibile prevedere nel contratto in parola, che le spese vive, o quelle inerenti alla ordinaria gestione della cosa concessa in comodato, siano a totale carico del comodatario (come accade spesso per gli immobili).

Il comodato come contratto reale

Il comodato appartiene alla categoria dei contratti c.d. reali, ossia per la sua conclusione, è necessario che avvenga la consegna della cosa: pertanto, il contratto non è concluso fino a che il comodante non viene in possesso della cosa mediante la consegna della stessa.
La caratteristica peculiare del contratto di comodato è quella di spiegare le proprie conseguenze senza produrre effetti reali o traslativi.

Infatti, il comodato non produce il trasferimento della proprietà del bene, ovvero il trasferimento di un diritto reale sul bene stesso: il comodatario acquisisce unicamente il diritto personale di godimento.
Si sottolinea come il diritto di godere del bene concesso in comodato sia legato alla persona del comodante, sia essa persona fisica o giuridica: solo il comodatario, e nessun altro, nemmeno il proprietario, può godere del bene.

Differenza con il c.d. “mutuo”

Per definizione, con la figura contrattuale del comodato, il comodatario si impegna a restituire la medesima cosa ricevuta: difatti, possono essere concesse unicamente i beni che si possono definire beni infungibili e non consumabili.
Il prestito di uno strumento musicale, per esempio una chitarra, prevede che venga restituita proprio quella chitarra: ed è qui che si sostanzia la differenza con il mutuo.

Difatti, in questa ultima figura contrattuale, si prestano beni fungibili e consumabili, come ad esempio il denaro: sia ha pertanto di restituire la stessa quantità, non la stessa cosa.
Per esempio, il prestito di 1.000,00 euro, vuole la restituzione di altri 1.000,00 euro (il più delle volte con gli interessi) ma non della medesime banconote, solo lo stesso importo.
Questo perché il denaro è il bene consumabile per antonomasia: per poterne godere si deve usarlo, va utilizzato: ed allora il prestito è perfetto unicamente se chi riceve il denaro in prestito può spenderlo, per poi restituire la stessa quantità di denaro.

Il mutuo non riguarda solo il denaro, ma ogni bene consumabile, di cui importi solo la quantità (ad es.: lo zucchero, il sale, ecc.).
Un’eccezione a questa regola si riscontra nel c.d. comodato ad pompam o ad ostentationem (letteralmente per ostentare): in pratica, ricorre quando un soggetto chiede in comodato alcuni beni consumabili (es. delle piante) all’unico fine di farne mostra (ad es. in un’inaugurazione di un locale), o bottiglie di vino d’annata per farle solo vedere agli ospiti.
In definitiva, al di fuori di quest’unica fattispecie, il mutuo riguarda beni che si consumano, e di cui verrà restituito a chi li concede la stessa quantità del medesimo genus; il comodato, invece, riguarda dei beni che devono essere restituite tali e quali, magari con i segni dell’usura, ma non consumate in senso stretto.